ciao reader Domenica 10 maggio è la festa della mamma, mi sono ricordato di questa poesia scritta da Salvatore di Giacomo.

Chi tene ‘a mamma
è ricche e nun ‘o sape;
chi tene ‘o bbene
è felice e nun ll’apprezza

Pecchè ll’ammore ‘e mamma
è ‘na ricchezza
è comme ‘o mare
ca nun fernesce maje.

Pure ll’omme cchiù triste e malamente
è ancora bbuon si vò bbene ‘a mamma.
‘A mamma tutto te dà,
niente te cerca

E si te vede e’ chiagnere
senza sapè ‘o pecché, 
t’abbraccia e te dice:
“Figlio!!!”
E chiagne nsieme a te.

crea il tuo gioiello personalizzato ti allego un nostro video di come si crea un cammeo dacci un occhiata  ecco il video 

Storia festa della mamma

La festa della mamma è una ricorrenza civile in alcuni Paesi del mondo, celebrata in onore della figura della madre, della maternità e dell’influenza sociale delle madri.

Non esiste un unico giorno dell’anno in grado di accomunare tutti gli Stati in cui l’evento è festeggiato: in quasi due terzi di questi Paesi la festa è celebrata nel mese di maggio, mentre circa un quarto di essi la festeggia a marzo.

La prima festa della mamma in Italia

La festa della mamma come la si intende oggi è nata invece a metà degli anni cinquanta in due diverse occasioni, una legata a motivi di promozione commerciale e l’altra invece a motivi religiosi.

La prima risale al 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con il presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

La seconda risale all’anno successivo e ne fu protagonista don Otello Migliosi parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il 12 maggio 1957. L’idea di don Otello Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro.] Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la Festa con importanti manifestazioni a carattere religioso e culturale. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un “Parco della Mamma”, progettato dall’architetto assisano Enrico Marcucci intorno ai resti dell’antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini.

La festa prese campo in tutta Italia, e, secondo alcune fonti, fu celebrata inizialmente l’8 maggio e poi spostata alla seconda domenica di maggio.

In questa occasione, i bambini offrono regali alle loro madri, comune è anche l’usanza di recitare poesie dedicate alla mamma.

Festa della mamma nel Mondo

Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista, propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day for Peace (Giornata della madre per la pace), come momento di riflessione contro la guerra, ma l’iniziativa non ebbe successo.

Anna Jarvis celebrò la festa moderna Mother’s Day (Giornata della madre) per la prima volta nel 1908, sotto forma di un memoriale in onore di sua madre, un’attivista a favore della pace. La celebrazione di Jarvis si diffuse e divenne molto popolare, tanto che fu ufficializzata dal presidente Woodrow Wilson nel 1914, quando il Congresso deliberò di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri. Con l’andare del tempo questa festività si è evoluta in una festa commerciale, il cui volume di affari è superato solo dalle festività natalizie.

La festa venne introdotta nel 1917 in Svizzera, nel 1918 in Finlandia, nel 1919 in Norvegia e in Svezia, nel 1923 in Germania e nel 1924 in Austria. Successivamente molti altri Paesi introdussero anch’essi la ricorrenza.

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Le conchiglie di Coral Waves

Le conchiglie sono i primi gioielli che l’uomo abbia mai avuto tra le mani.
Le conchiglie, autentici capolavori della Natura, sono indiscutibilmente belle, presentano forme eleganti, sculture sorprendenti, disegni raffinati, colori accattivanti. Hanno, inoltre, il pregio di restare inalterate per lunghissimo tempo, esattamente come i metalli nobili e le gemme.

Nessuna meraviglia, dunque, che tesori costituiti da conchiglie siano stati trovati assieme ai resti della più remota umanità

La storia delle conchiglie

Scavi archeologici in siti che risalgono all’antichità classica hanno portato alla luce collezioni di conchiglie provenienti da migliaia di chilometri di distanza: nell’antica Roma arrivavano dall’India insieme a spezie, gemme, profumi e stoffe preziose. Al tempo delle grandi esplorazioni, le dimore dei ricchi e dei sapienti d’Europa si riempirono di spettacolose conchiglie esotiche: a questo punto, però, il collezionismo non era più soltanto un fatto estetico, ma un omaggio alle prime conquiste della scienza moderna.

Se ci domandiamo per quale motivo l’occhio sia attratto irresistibilmente dalla forma della conchiglia, possiamo ipotizzare che ciò avvenga perché, pur appartenendo alla natura, la conchiglia si discosta da ogni altra cosa reperibile nel creato.

La spirale della chiocciola è unica, diversa, e solo in epoca moderna la scienza ne ha scoperto il segreto: è una linea che si sviluppa secondo un rapporto matematico rigoroso, ossia una spirale logaritmica. Tuttavia, ai molti fra noi che non si pongono domande così difficili, le conchiglie, più semplicemente, portano in casa il mare, il ricordo di giornate piene di sole e di quell’entusiasmo che vorremmo si ripetesse la prossima stagione, forse sulla stessa spiaggia, oppure in un luogo del tutto nuovo, ai tropici o agli antipodi. Per chi ama immergersi, infine, ogni conchiglia evoca un particolare fondale, l’emozione di un nuovo panorama scoperto esplorando il continente azzurro.

Le conchiglie rappresentano, inoltre, la materia prima per la realizzazione dei nostri gioielli. Fin dalla sua fondazione, insieme al corallo, la lavorazione delle madreperla ha rappresentato il nostro fiore all’occhiello. Le mani esperte dei nostri maestri incisori, da questo elemento ricavano preziose incisioni. Quindi i nostri gioielli assumono un valore altissimo, che va al di là del loro prezzo.

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Coral Waves da anni realizza cammei personalizzati, rigorosamente incisi a mano dai nostri artisti incisori. C’è un’ampia scelta di forme e dimensioni e la certezza di possedere sempre un oggetto unico e irripetibile.

Su questo argomento ti consigliamo di leggere: I preziosi cammei di Corals Waves e la loro storia

Però molto spesso sorge la domanda, con che cosa indosso un cammeo?

Ecco alcuni utili consigli di moda.

Il cammeo è un gioiello che spesso viene considerato un pò agè, associato quindi ai gioielli di famiglia, alle occasioni formali e, infine, a un gioiello poco cool e alla moda da indossare.

Negli ultimi anni però il cammeo ha avuto la sua rivincita anche tra le giovanissime, che scelgono questo gioiello per completare il loro outfit. Anche gli stilisti più famosi si sono uniti in questa riscoperta del cammeo, portandolo sulle passerelle.

Come indossare un cammeo?

Per sfatare la concezione di cammeo come gioiello serioso e austero, ecco qualche consiglio su come abbinare i cammei ai vostri abiti e in quali occasioni sfoggiarli.

Romantico – Per uno stile romantico e classico indossate un collarino con cammeo, o magari scegliendo una collana di perle per incorniciare il gioiello e riprendere i toni perlati.

Moderno – Una scelta più innovativa e moderna, ma sempre elegante e dai toni romantici, è scegliere invece un collarino in velluto o in pizzo bianco a cui appendere il vostro cammeo.

Abbinate la collana ad una camicetta con scollo ampio, in modo da dare il giusto spazio al vostro accessorio senza appesantire troppo di dettagli la zona del decoltè.

Casual – Per un look invece più casual e da tutti i giorni, possiamo scegliere una catenina lunga, che renda il vostro gioiello informale ma allo stesso tempo molto glam. Abbinate la catenina con il cammeo ad una camicetta bianca, per uno stile semplice ma elegante.

Maxi – Come avete potuto vedere in numerosi articoli, quest’anno è di moda il MAXI. Maxi collane, orecchini e… maxi cammei! Sulle passerelle abbiamo visto moltissimi esempi, da New York a Parigi.

Da un paio di secoli le regine di Svezia indossano i cammei dell’imperatrice Joséphine che sono arrivati nel grande nord grazie a seguito un matrimonio. Il sontuoso diadema di cammei è un pezzo originale e si può dire unico, nessun’altra dinastia ne possiede uno simile e in Svezia è stato spesso indossato dalle spose della casa reale.

Lo scrigno della regina di Svezia è uno dei più spettacolari d’Europa e raccoglie ricordi di molte regine, molti regni e tanti amori.
Innanzitutto quello, finito male, fra la giovane marsigliese Désirée Clary ed un ufficiale di artiglieria di origine corsa, il quale le preferisce un’aristocratica molto mondana, bellissima e molto ben introdotta nella brillante società post rivoluzione francese.

Joséphine de Beauharnais, la donna che aveva strappato Napoleone a Désirée, viene abbandonata a sua volta e muore nel 1814, ma lascia due figli di un precedente matrimonio, Eugenio ed Ortensia. Eugenio, amatissimo dal patrigno che lo adotta e lo fa viceré d’Italia (ma il congresso di Vienna lo declasserà a semplice duca di Leutchemberg), porta all’altare la principessa Augusta Amalia di Baviera e da queste nozze nasce, tra gli altri, Joséphine la quale sposa, nel 1823, il principe ereditario di Svezia, Oscar, unico figlio, guarda caso, di Désirée diventata, anche se un tantino controvoglia (odia il freddo e adora la vita mondana di Parigi) regina di Svezia.

Alla morte della regina Joséphine le sue gioie sono divise fra i figli e la parure di cammei viene assegnata al principe Eugenio, ma questi non avendo eredi la presta spesso alle varie principesse reali e poi decide di offrirla in dono a Sibylla di Sassonia-Coburgo-Gotha, sposa del pronipote il principe Gustavo Adolfo, e madre dell’attuale sovrano. Due delle sorelle di re Carlo XVI Gustavo, Brigitte e Désirée portano il diadema nel giorno delle loro nozze, ma è sulla testa di Silvia Sommerlath che la tiara di cammei diventa davvero celebre. La ex hostess di origini tedesco-brasiliane sceglie infatti di indossarla il 19 giugno del 1976 quando sposa re Carlo XVI Gustavo diventando così regina di Svezia. Sono passati quattro anni dal casuale incontro alle Olimpiadi di Monaco, ma la coppia ha dovuto attendere la morte di Gustavo VI Adolfo, nonno e predecessore del re. L’anziano monarca, moderno per certi aspetti era però estremamente conservatore riguardo i matrimoni regali e al nipote ed erede mai avrebbe permesso l’unione con una ragazza di origini borghesi.

Il diadema di cammei dona in modo particolare alla bruna e bellissima Silvia, splendida sposa oltre che “Dancing Queen” e la nuova regina oltre a indossare lo storico gioiello nel giorno delle sue nozze, lo porterà spesso soprattutto in occasione delle cerimonie per la consegna dei premi Nobel. Molti anni dopo sua figlia Victoria indossa lo stesso diadema il giorno del suo matrimonio con Daniel Westling.

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San Valentino, la festa degli innamorati affonda le sue radici nella festa più sfrenata dell’antica Roma

La tradizione di San Valentino quale protettore degli innamorati risale all’epoca romana, nel 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco. Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani. Per “battezzare” la festa dell’amore, il Papa Gelasio I decise di spostarla al giorno precedente – dedicato a San Valentino – facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.Esistono però molti Santi di nome Valentino, e, a parte il fatto che tutti furono martiri, non si sa molto di loro. Il più noto, è quello nato a Interamna (oggi Terni) nel 176, che proteggeva gli innamorati, li guidava verso il matrimonio e li incoraggiava a mettere al mondo dei figli. La letteratura religiosa (e non storica) descrive il santo come guaritore degli epilettici e difensore delle storie d’amore. Specie quando queste sono infelici: si racconta, per esempio, che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa. Da questo episodio nasce la tradizione di regalare una rosa rossa alla persona che si ama.
In realtà il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ‘300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

E da queste storie nasce la tradizione, per il giorno di San Valentino, di regalare un pegno d’amore alla persona che si vuol bene. Un pegno d’amore speciale che è possibile scegliere nel nostro shop on line… rigorosamente rosso, ma non per forza!

Un gioiello rosso di corallo, sarà la freccia d’amore al vostro arco in vista del prossimo San Valentino

Ci siamo, è ormai tempo di pensare al giorno dedicato a tutti gli innamorati: San Valentino. Il 14 febbraio in tutto il mondo si festeggia la giornata dedicata all’amore e ai sentimenti. E c’è un colore, in particolare, che è sempre stato associato all’amore e alla passione, ed il rosso, esattamente la colorazione dei nostri coralli. Ma vediamo perché nasce questa associazione tra colore e sentimento, e perché è spesso così spontanea.

Questo bellissimo colore è il primo dell’arcobaleno e, sembra addirittura il primo percepito dall’occhio di un bambino. Il rosso fin dagli albori della storia, simboleggia l’amore, la vitalità, la passione e la sensualità. È l’amore passionale che c’irradia da dentro, ci spinge a lasciarci andare corpo e anima con la persona desiderata. Sembra che, coloro che preferiscono questo colore, sono persone appunto molto istintive, sicure di se e delle proprie capacità . Il rosso è il colore del cuore, dell’amore, dell’energia in continuo movimento e uno dei più usati nelle arti magiche medievali.

E che cosa è l’amore, se non energia che si vuole trasmettere e ricevere dalla persona amata. Ecco anche perché regalare un oggetto di colore rosso è un preciso messaggio che si vuole lanciare alla persona amata o desiderata. Un gioiello, come potrebbero essere i meravigliosi coralli nelle forme, nelle gradazioni di colore e nelle lavorazioni proposte da Corals Waves, rappresentano la freccia perfetta scagliata da Cupido per fare breccia nel cuore del partner.

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Una delle cose più divertenti che ci siano, in relazione ai segni dello Zodiaco, è abbinare a ciascuno di essi una caratteristica o una proprietà particolari. Vale per i colori, per la scelta di un determinato animale, ed anche per i gioielli. E allora vediamo a quale prezioso minerale corrisponde il vostro segno dell’oroscopo.

Ariete: nati tra la seconda metà di marzo e la prima di aprile, non c’è dubbio: amate i rubini, i diamanti, i cristalli di rocca e l’agata. Roba pregiata insomma, proprio come voi. La vivacità di questi gioielli indica attivismo e voglia di proporvi sempre.

Toro: voi invece siete dediti maggiormente alla famiglia. quel per fa per voi sono sempre l’agata, ma anche gli smeraldi e la malachite. Così come il kallaite, che indica notoriamente la possibilità di influenzare le questioni di famiglia.

Gemelli: l’intelligenza e lo spiccato senso del collettivo che vi contraddistingue sono espressi al meglio dalla corniola e dal quarzo, che indicano anche una inclinazione particolare a trovare la concentrazione

Сancro: la sensibilità e l’inclinazione ad essere alquanto emotivi fa si che privilegiate la pietra di luna, molto indicata a chi è alla ricerca d’amore. Per chi invece una relazione stabile ce l’ha già, affidatevi alle perle ed all’occhio di gatto, che contribuiscono a rendere un rapporto più saldo.

Leone: voi siete tanto generosi, il diamante è quindi tra i gioielli che più fanno per voi. Inoltre anche l’ambra ed il topazio giallo riflettono quella che è la vostra nobiltà d’animo.

Vergine: il senso del dovere e della responsabilità dei quali siete dotati non ce l’ha nessun altro segno. Ottimi per voi sono l’occhio di tigre ed il diaspro, oltre che il crisolito.

Bilancia: non c’è segno dello Zodiaco più incline al raggiungimento dell’armonia del vostro. L’acquamarina è la manifestazione di questa vostra inclinazione, così come i lapislazzuli.

Scorpione: indomiti e combattenti, l’ematite, il corallo ed il granato rosso vi rappresentano, in qualsiasi ambito, con i loro caratteristici colori accesi. Sia al lavoro che nei rapporti con gli altri, amore incluso.

Sagittario: pure voi siete sempre in prima linea, dei leader nati. Il granato, il kallaite ed il crisolito pure vi sanno raffigurare al meglio

Capricorno: ligi al dovere in ogni circostanza, potete spesso assurgervi a guida per gli altri. Niente di meglio di un rubino per voi. E la malachite invece vi sa dare un boost in più in salute, così come l’opale.

Acquario: ametista, zircone e granato, non ci sono dubbi. Vi sapranno aiutare in volontà, ispirazione ed amore.

Pesci: sapete sempre trasmettere energie positive, sia intellettualmente che sotto altri aspetti. Ametista, acquamarina e perle sembrano i gioielli fatti apposta su misura per voi.

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La notte di San Silvestro si avvicina e, come da tradizione, in molti indosseranno qualcosa di rosso, soprattutto intimo: mutandine, slip, reggiseni, giarrettiere e boxer per gli uomini. Ma perché si indossa il rosso a Capodanno? Sarebbe un modo per dare l’addio all’anno vecchio e il benvenuto al nuovo con i migliori auspici: un simbolo di fortuna, insomma. Tradizione vuole che il rosso da indossare la notte del 31 dicembre, debba essere qualcosa di rigorosamente regalato. Ma qual è l’origine e il simbolismo di questa usanza?

Il Rosso a capodanno, tra antichi riti e leggende orientali

Indossare qualcosa di rosso a Capodanno è, per molti, un rito propiziatorio: si accoglie il nuovo anno con l’auspicio che ci porti fortuna, salute, sicurezza. Il colore rosso porterebbe quindi con sè significati positivi, ma da dove ha origine tutto ciò? La tradizione del rosso a Capodanno nasce in Cina: nel simbolismo orientale il rosso è il colore della fortuna, della prosperità e della buona sorte, e viene utilizzato di solito durante le celebrazioni nuziali come buon auspicio per gli sposi e la loro nuova vita insieme: un augurio di fertilità e felicità in amore. Dietro a questo simbolismo c’è una leggenda: fin dall’antichità i cinesi utilizzavano il rosso per scacciare il Niàn, una figura mitologica rappresentato sotto forma di bestia mangia uomini, che secondo tradizione, farebbe la sua comparsa proprio durante il Capodanno cinese. Il rosso sarebbe quindi uno “scaccia demoni”, in grado di mandare via gli spiriti maligni, divenendo un colore portafortuna.

Anche per gli antichi romani il rosso porta fortuna

Secondo un altro filone di pensiero, la tradizione del rosso a Capodanno risalirebbe agli antichi romani, precisamente al 31 a.C., ai tempi di Ottaviano Augusto. Durante il Capodanno romano, infatti, uomini e donne indossavano qualcosa di rosso come simbolo di potere, fertilità, salute e ricchezza, era considerato poi il colore della passione, dell’energia e della fortuna: quale migliore auspicio per il nuovo anno? Ben vengano allora queste tradizioni, soprattutto se servono a darci la carica per affrontare al meglio l’arrivo dell’anno nuovo.

Corallo rosso simbolo di fortuna

Quindi il Corallo rosso sarebbe perfetto da indossare la notte di Capodanno, e da CoralsWaves c’è solo l’imbarazzo della scelta, basta consultare il nostro shop

La vita fisica e simbolica del corallo è più varia e ricca di colpi di scena di un romanzo d’azione. Nato miticamente nel mare dal sangue della Gorgone Medusa decapitata.

Piero della Francesca, nella Madonna di Senigallia, dipinge un evidentissima collana con grani di corallo, terminante con un ramo dello stesso materiale.

Giovannino de’Medici, ritratto da Bronzino, reca un reca un ramo di corallo rosso, alla cintola, all’altezza del suo fianco sinistro

Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria,1496, tempera su tela, 280×166 cm, Parigi,Museo del Louvre

Tondo di Cosmè Tura, Circoncisione, su tutto spicca come un sottile festone il corallo.