Da un paio di secoli le regine di Svezia indossano i cammei dell’imperatrice Joséphine che sono arrivati nel grande nord grazie a seguito un matrimonio. Il sontuoso diadema di cammei è un pezzo originale e si può dire unico, nessun’altra dinastia ne possiede uno simile e in Svezia è stato spesso indossato dalle spose della casa reale.

Lo scrigno della regina di Svezia è uno dei più spettacolari d’Europa e raccoglie ricordi di molte regine, molti regni e tanti amori.
Innanzitutto quello, finito male, fra la giovane marsigliese Désirée Clary ed un ufficiale di artiglieria di origine corsa, il quale le preferisce un’aristocratica molto mondana, bellissima e molto ben introdotta nella brillante società post rivoluzione francese.

Joséphine de Beauharnais, la donna che aveva strappato Napoleone a Désirée, viene abbandonata a sua volta e muore nel 1814, ma lascia due figli di un precedente matrimonio, Eugenio ed Ortensia. Eugenio, amatissimo dal patrigno che lo adotta e lo fa viceré d’Italia (ma il congresso di Vienna lo declasserà a semplice duca di Leutchemberg), porta all’altare la principessa Augusta Amalia di Baviera e da queste nozze nasce, tra gli altri, Joséphine la quale sposa, nel 1823, il principe ereditario di Svezia, Oscar, unico figlio, guarda caso, di Désirée diventata, anche se un tantino controvoglia (odia il freddo e adora la vita mondana di Parigi) regina di Svezia.

Alla morte della regina Joséphine le sue gioie sono divise fra i figli e la parure di cammei viene assegnata al principe Eugenio, ma questi non avendo eredi la presta spesso alle varie principesse reali e poi decide di offrirla in dono a Sibylla di Sassonia-Coburgo-Gotha, sposa del pronipote il principe Gustavo Adolfo, e madre dell’attuale sovrano. Due delle sorelle di re Carlo XVI Gustavo, Brigitte e Désirée portano il diadema nel giorno delle loro nozze, ma è sulla testa di Silvia Sommerlath che la tiara di cammei diventa davvero celebre. La ex hostess di origini tedesco-brasiliane sceglie infatti di indossarla il 19 giugno del 1976 quando sposa re Carlo XVI Gustavo diventando così regina di Svezia. Sono passati quattro anni dal casuale incontro alle Olimpiadi di Monaco, ma la coppia ha dovuto attendere la morte di Gustavo VI Adolfo, nonno e predecessore del re. L’anziano monarca, moderno per certi aspetti era però estremamente conservatore riguardo i matrimoni regali e al nipote ed erede mai avrebbe permesso l’unione con una ragazza di origini borghesi.

Il diadema di cammei dona in modo particolare alla bruna e bellissima Silvia, splendida sposa oltre che “Dancing Queen” e la nuova regina oltre a indossare lo storico gioiello nel giorno delle sue nozze, lo porterà spesso soprattutto in occasione delle cerimonie per la consegna dei premi Nobel. Molti anni dopo sua figlia Victoria indossa lo stesso diadema il giorno del suo matrimonio con Daniel Westling.

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San Valentino, la festa degli innamorati affonda le sue radici nella festa più sfrenata dell’antica Roma

La tradizione di San Valentino quale protettore degli innamorati risale all’epoca romana, nel 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco. Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani. Per “battezzare” la festa dell’amore, il Papa Gelasio I decise di spostarla al giorno precedente – dedicato a San Valentino – facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.Esistono però molti Santi di nome Valentino, e, a parte il fatto che tutti furono martiri, non si sa molto di loro. Il più noto, è quello nato a Interamna (oggi Terni) nel 176, che proteggeva gli innamorati, li guidava verso il matrimonio e li incoraggiava a mettere al mondo dei figli. La letteratura religiosa (e non storica) descrive il santo come guaritore degli epilettici e difensore delle storie d’amore. Specie quando queste sono infelici: si racconta, per esempio, che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa. Da questo episodio nasce la tradizione di regalare una rosa rossa alla persona che si ama.
In realtà il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ‘300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

E da queste storie nasce la tradizione, per il giorno di San Valentino, di regalare un pegno d’amore alla persona che si vuol bene. Un pegno d’amore speciale che è possibile scegliere nel nostro shop on line… rigorosamente rosso, ma non per forza!

Un gioiello rosso di corallo, sarà la freccia d’amore al vostro arco in vista del prossimo San Valentino

Ci siamo, è ormai tempo di pensare al giorno dedicato a tutti gli innamorati: San Valentino. Il 14 febbraio in tutto il mondo si festeggia la giornata dedicata all’amore e ai sentimenti. E c’è un colore, in particolare, che è sempre stato associato all’amore e alla passione, ed il rosso, esattamente la colorazione dei nostri coralli. Ma vediamo perché nasce questa associazione tra colore e sentimento, e perché è spesso così spontanea.

Questo bellissimo colore è il primo dell’arcobaleno e, sembra addirittura il primo percepito dall’occhio di un bambino. Il rosso fin dagli albori della storia, simboleggia l’amore, la vitalità, la passione e la sensualità. È l’amore passionale che c’irradia da dentro, ci spinge a lasciarci andare corpo e anima con la persona desiderata. Sembra che, coloro che preferiscono questo colore, sono persone appunto molto istintive, sicure di se e delle proprie capacità . Il rosso è il colore del cuore, dell’amore, dell’energia in continuo movimento e uno dei più usati nelle arti magiche medievali.

E che cosa è l’amore, se non energia che si vuole trasmettere e ricevere dalla persona amata. Ecco anche perché regalare un oggetto di colore rosso è un preciso messaggio che si vuole lanciare alla persona amata o desiderata. Un gioiello, come potrebbero essere i meravigliosi coralli nelle forme, nelle gradazioni di colore e nelle lavorazioni proposte da Corals Waves, rappresentano la freccia perfetta scagliata da Cupido per fare breccia nel cuore del partner.

Un gioiello di corallo, sarà la freccia d’amore al vostro arco in vista del prossimo San Valentino.

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La notte di San Silvestro si avvicina e, come da tradizione, in molti indosseranno qualcosa di rosso, soprattutto intimo: mutandine, slip, reggiseni, giarrettiere e boxer per gli uomini. Ma perché si indossa il rosso a Capodanno? Sarebbe un modo per dare l’addio all’anno vecchio e il benvenuto al nuovo con i migliori auspici: un simbolo di fortuna, insomma. Tradizione vuole che il rosso da indossare la notte del 31 dicembre, debba essere qualcosa di rigorosamente regalato. Ma qual è l’origine e il simbolismo di questa usanza?

Il Rosso a capodanno, tra antichi riti e leggende orientali

Indossare qualcosa di rosso a Capodanno è, per molti, un rito propiziatorio: si accoglie il nuovo anno con l’auspicio che ci porti fortuna, salute, sicurezza. Il colore rosso porterebbe quindi con sè significati positivi, ma da dove ha origine tutto ciò? La tradizione del rosso a Capodanno nasce in Cina: nel simbolismo orientale il rosso è il colore della fortuna, della prosperità e della buona sorte, e viene utilizzato di solito durante le celebrazioni nuziali come buon auspicio per gli sposi e la loro nuova vita insieme: un augurio di fertilità e felicità in amore. Dietro a questo simbolismo c’è una leggenda: fin dall’antichità i cinesi utilizzavano il rosso per scacciare il Niàn, una figura mitologica rappresentato sotto forma di bestia mangia uomini, che secondo tradizione, farebbe la sua comparsa proprio durante il Capodanno cinese. Il rosso sarebbe quindi uno “scaccia demoni”, in grado di mandare via gli spiriti maligni, divenendo un colore portafortuna.

Anche per gli antichi romani il rosso porta fortuna

Secondo un altro filone di pensiero, la tradizione del rosso a Capodanno risalirebbe agli antichi romani, precisamente al 31 a.C., ai tempi di Ottaviano Augusto. Durante il Capodanno romano, infatti, uomini e donne indossavano qualcosa di rosso come simbolo di potere, fertilità, salute e ricchezza, era considerato poi il colore della passione, dell’energia e della fortuna: quale migliore auspicio per il nuovo anno? Ben vengano allora queste tradizioni, soprattutto se servono a darci la carica per affrontare al meglio l’arrivo dell’anno nuovo.

Corallo rosso simbolo di fortuna

Quindi il Corallo rosso sarebbe perfetto da indossare la notte di Capodanno, e da CoralsWaves c’è solo l’imbarazzo della scelta, basta consultare il nostro shop

Regali natalizi, da dove nasce questa tradizione? Oggi sveliamo il perché a Natale c’è l’usanza di fare dei regali a chi si vuole bene. Non è un segreto, ma la curiosità prima o poi ha spinto tutti a chiederselo. L’usanza di fare regali natalizi ha origini molto antiche. Risale alle strenne dei Romani: rami consacrati che le persone si scambiavano il primo gennaio come augurio di prosperità e di abbondanza. Secondo la leggenda fu il re dei Sabini Tito Tazio (proprio quello del ratto delle sabine, che visse più di 700 anni prima di Cristo), a dare il via: chiese in dono ai suoi sudditi, ogni capodanno, un ramoscello d’alloro o di ulivo colto nel bosco sacro della dea Strenia (da cui la parola “strenna”).

Lo spostamento al giorno di Natale dei regali, lo si deve alla tradizione cristiana, ed è legato ai done che i Magi fecero a Gesù Bambino.

E dunque, quando manca ormai un mesetto a Natale, non ci resta che cominciare a pensare a chi vogliamo bene e a come poterlo rendere felice.

Nel nostro shop ci sarà sicuramente qualcosa che farà al caso tuo e che ti aiuterà a realizzare i tuoi regali natalizi per uno splendido Natale 2018.

Il Corno di corallo è tradizionalmente un simbolo portafortuna, tipicamente utilizzato nella città di Napoli. In realtà questo oggetto è tipico di tutto il Meridione d’Italia. Come tutte le tradizioni e leggende, la storia delle sue presunte facoltà, affonda le radici nell’antichità.

Gli uomini delle caverne e i corni

Da alcuni studi e ritrovamenti archeologici, pare che gli uomini che vivevano nelle caverne, circa nel 3500 a.C., avesse l’usanza di appendere dei corni all’ingresso dei loro rifugi. Erano corni di animali, probabilmente di quelli uccisi durante la caccia. Era un simbolo di prosperità e potenza, ma anche di fertilità.

I romani

Anche all’epoca dei romani, a causa della sua forma fallica, il corno era ritenuto un portafortuna per tutta la famiglia. Vari tipi di cornicelli sono stati ritrovati anche negli scavi di Pompei ed Ercolano.

Nel Medioevo

Nel medioevo, poi, il corno assume proprietà magiche, diventando ufficialmente amuleto allontanatore dell’influenza maligna; il talismano doveva essere rosso e fatto artigianalmente.

Il Corno di corallo rosso napoletano

Il corno portafortuna deve essere di colore rosso. Rosso come il colore del sangue dei nemici sconfitti e deve esserre fatto in maniera artigianale.

Il corno di corallo rosso rappresenta dunque l’unico evero amuleto della tradizione napoletana. È risaputo, inoltre che per funzionare contro la malasorte, il corno di corallo napoletano deve essere donato da qualcuno, e non acquistato. Non a caso, il corallo è una pietra rinomata per proteggere dal malocchio e per salvaguardare le donne incinte. Più precisamente, la forma del corno di corallo napoletano rappresenta il fallo di Priapo, il dio della prosperità, che i greci pensavano proteggesse proprio dalla cattiva sorte. A Napoli, il corno è diventato un oggetto simbolo della cultura del luogo.

Nel nostro Shop on line potrai trovare un vasto assortimento dei tuoi portafortuna preferiti.

Torre del Greco (Torre ‘o Grieco in napoletano) è un comune di 85 762 abitanti. La città è situata nelle immediate vicinanze del parco nazionale del Vesuvio, tra il Vesuvio e il golfo di Napoli ed è il quarto comune della regione per numero di abitanti. Nel mondo è famosa per la lavorazione dei coralli e dei cammei. Fin dal 700 in città nacque un fiorente settore artigianale legato a questi preziosi materiali naturali.

La tradizione del cammeo

I primi a creare i cammei furono gli antichi greci, e per realizzarli utilizzavano l’agata. A Torre del Greco questa arte è giunta da Napoli nel secolo scorso. Il materiale utilizzato sono le conchiglie, si creano dei bassorilievi sfruttando i due strati di colori diversi. Incidendole si ottiene un disegno in rilievo sfruttando i loro colori naturali. Lo strato in superficie è bianco, mentre quello sotto scuro. Per realizzare un cammeo di qualità, c’è bisogno di artigiani esperti che lavorano la madreperla come dei veri e propri artisti.

La patria del corallo

In città oltre alla lavorazione delle conchiglie per fare i Cammei da sempre si lavorano i coralli. La tradizione del corallo nasce a Torre del Greco nel 1700. Prima di allora i torresi il corallo lo pescavano solamente, poi grazie a un Paolo Bartolomeo Martin un francese di Marsiglia, ma con origini genovesi, ebbe inizio anche la lavorazione.

In Italia si pesca soprattutto in Sardegna e in Corsica. Viene pescato a una profondità di 100 metri da sub specializzati e con metodi mirati e meno devastanti per l’ambiente. In Asia i mari migliori sono quelli tra Cina e Corea del Nord.

CoralWaves e i suoi artigiani

Gli artigiani di CoralsWaves vendono le loro lavorazioni del corallo in tutto il mondo. Pezzi pregiati, vere e proprie opere d’arte, che potrai scoprire visitando il nostro shop on line

sfilata fausto puglisi

Il corallo in passerella non è una novità. Ciclicamente gli stilisti di tutto il mondo ripropongono i preziosi monili con l’oro rosso del mare. Basta solo nominare il corallo e nella mente di tutti noi si palesano paesaggi da favola, spiagge bellissime e mare incontaminato.

Mito e leggenda

Per secoli il corallo, nella tradizione popolare, è stato usato come antidoto contro i morsi di scorpione. In altri periodi era la materia prima indispensabile per realizzare gioielli portafortuna.

Dalla lavorazione del corallo si può ricavare praticamente ogni tipo di scultura, dagli animali marini ai fiori, in particolare le rose.

La leggenda vuole che il prezioso corallo sia il sangue sgorgato dalla testa di Medusa e che fluì nel mare quando Perseo la decapitò.

Un gioiello da difendere

Se si vuole continuare a vedere il corallo in passerella, o in qualunque altro posto, è bene che si prenda coscienza che la sua difesa è diventata imprescindibile, soprattutto in Italia. Non è un caso, perché proprio il “Mare Nostrum” è stato habitat per tantissimi decenni. E se le sfumature più tenui possono avere il loro fascino (o beneficio, perché combatte nervosismo e paura), purtroppo è stato lanciato l’appello dai biologi che proprio il corallo sta perdendo in modo progressivo il suo naturale colore rossastro, a causa del surriscaldamento della Terra.

Ecco perché rivolgersi a ditte autorizzate e specializzate significa essere certi che tutte le normative sono state rispetatte, e la pesca è avvenuta in modo appropriato e nei periodi stabiliti.

Il corallo in passerella

E se oggi è materia solo per veri esperti (i più hanno una vera tradizione familiare che passa di generazione in generazione , proprio come quella di CoralsWaves, basta leggere la nostra storia), il corallo ha avuto il suo maggior successo negli anni 30 e poi negli anni 70, ma il suo fascino è sempre presente.

Rilevante è stata, ad esempio, il suo utilizzo nella collezione Primavera Estate 2018 di Fausto Puglisi. Lo stilista ha lavorato molto con il bianco e il nero, introducendo come unica nota il rosso corallo, tra motivi e gingilli. Quello dello stilista italiano è di un rosso vivo, intenso, stimola quindi la circolazione, la creatività e la gioia di vivere.

Quindi che sia un gioiello vintage o di moderna fattura, il corallo racchiude un particolare fascino cui è difficile resistere: quindi tiratelo fuori dai portagioie oppure fatelo vostro scegliendo tra i gioielli proposti nel nostro Shop.

corallo rosso come riconoscerlo

Corallo rosso come riconoscerlo, rispetto a un falso corallo? Una delle domande che più spesso si pone chi è sul punto di acquistare un gioiello di corallo è proprio questa, ma non è così difficile dare una risposta, ed è bene che chi decide di fare un acquisto sia consapevole. Inutile dire che sullo Shop di CoralsWaves, troverete solo gioielli di corallo autentico.

Ecco tre cose per rispondere alla domanda: corallo rosso come riconoscerlo

Senza dubbio la prima cosa da fare è di guardare con attenzione il pallino di una collana: la perla deve presentare imperfezioni! Il corallo grezzo assomiglia ad un albero che tagliato trasversalmente mostra i cerchi concentrici delle ripetute sedimentazioni. Il Corallo, quindi, se naturale è necessariamente imperfetto.

La seconda cosa da fare è guardare il buco del pallino (dove passa il filo) e qui se potrete vedere un colore evidentemente diverso dal resto della perla, sarete in presenza del famoso corallo tinto, o corallo bamboo un coralloide che viene ormai tinto con tecniche sofisticatissime tali da renderlo veramente simile al corallo vero.

La terza cosa è forse la più semplice, ma anche quella che vi risponderà alla domanda: il corallo rosso come riconoscerlo ?Tutti i gioiellieri che possono chiamarsi tali, vi daranno un certificato di garanzia, suq quale deve esserci scritto che cosa state comprando. Ad esempio, il corallo italiano è scientificamente chiamato “corallium rubrum” e tale dicitura deve essere riportata sul certificato di garanzia.

Un ultimo consiglio

Il corallo mediterraneo non è estremamente rosso (pensate alla sua costosissima varietà pescata a Sciacca a partire dal 1875 che è addirittura arancione). Colori di collane tendenti al “fragola” sono quindi ammissione spontanea di colpevolezza. Per vostra fortuna spesso il corallo bamboo viene tinto con dei colori così innaturali da renderlo facilmente riconoscibile: anche qui l’importante è comunque sapere cosa si sta comprando e a che cifre: “non si può comprare una Ferrari con i soldi bastevoli per una bicicletta” perciò il corallo bambu deve essere dichiarato e venduto come tale.

Il corallo è un animale marino della classe degli Antozoi. Vive ancorato al fondale e abita gli oceani da quando la vita era ancora confinata nei mari, oltre 500 milioni di anni fa. In genere il suo colore varia dal rosa al rosso cupo ma esistono anche esemplari di altri colori: nero, bianco, marrone e blu. In genere il corallo vive in colonie. Le colonie di coralli si presentano come strutture calcaree a forma di alberello. Ogni singolo corallo, infatti, è dotato di uno scheletro esterno, ovvero un guscio calcareo. Saldandosi tra loro, i gusci sedimentano e danno luogo a rami sempre più lunghi. All’interno di ogni guscio si annida un polipo. I polipi sono piccoli organismi, lunghi 2 millimetri e dotati di tentacoli che fluttuano nell’acqua. Sono i polipi stessi che producono il carbonato di calcio con cui è fatto lo scheletro che lo protegge.

I polipi che risiedono in un alberello di corallo comunicano tra loro grazie a una rete nervosa che percorre lo scheletro. Il passaggio di informazioni è evidente nella specie dei coralli stoloniferi. Se uno dei polipi viene disturbato, tutti i polipi del corallo si ritraggono simultaneamente nascondendo i tentacoli alla vista. I polipi si nutrono di plancton. Per meglio intercettare il nutrimento, i rami del corallo sono sempre disposti trasversalmente rispetto alla corrente marina principale. La disponibilità di cibo è determinante per la comparsa delle barriere coralline: agglomerati di corallo, lunghi anche centinaia di chilometri, posti a basse profondità. La riproduzione del corallo può essere sia sessuata sia asessuata.

Nel primo caso la fecondazione avviene in acqua. Gli ovuli e gli spermatozoi, rilasciati nell’acqua, si fondono dando origine a una larva. Questa vagherà fino a trovare il fondale adatto per ancorarsi. La riproduzione asessuata, invece, avviene per scissione di un polipo, da cui avranno origine due individui distinti. Per secoli il corallo è stato ritenuto un vegetale. Da questa convinzione deriva la sua classificazione nella classe degli Antozoi, parola greca che significa fiori animali. Da sempre considerato un materiale prezioso, il corallo viene utilizzato dall’uomo fin dalla preistoria per realizzare manufatti e ornamenti. Il poeta latino Ovidio narra che il corallo rosso nacque quando Perseo decapitò la mostruosa Medusa: il suo sangue pietrificò alcune alghe, colorandole di rosso.

(fonte http://www.ovovideo.com/corallo/)